questo è un dolore che non amo né venero
ma tengo stretto al fianco, mio
come un veleno da bere per non farsi avvelenare.
tenere aperti gli occhi e resistente il cuore:
è l’unghia che valica la carne la mia natura,
il mio unico senso da maledire per chiamarlo amore,
per sentirmi finalmente abbandonato e respirare.
ma dove corre l’Adam che non prevede
né controlla il bene, uomo di sé stesso
e non altro che nasce solo da smorfia di dolore
e violazione di acqua e sangue, di carne e pene:
non basteranno droghe e tecniche,
non troveremo premi e prediche.
vita-morte-vita per sopravvivere,
un fiero e rabbioso esistere
di sopportazione e limite,
di sopportazione e limite…