24 luglio - Milano Malpensa, Tel Aviv, Nazareth
I.
(interrogatorio)
la guardia del mossad
parla col deserto in gola,
in gola per ognuno
ha dieci grammi di paure,
le sputa tutte a macchina
«per la sicurezza dello stato d’israele».
nessun problema, penso:
ma se sono io a non credere
a questa prova d’innocenza, tu ci credi
solo per terrore che fa scena.
oppure è un gioco delle parti:
tu milleottocento al mese
io una settimana
con il vento nella schiena.
guido l’hanno tenuto
fermo a metà del guado
per risposta fuori dal copione.
ha indicato come ponte luca
che sposta le parole dove vuole:
guardia ti ho fottuto, guido pagami da bere.
II.
(compagni di viaggio)
ventisei e luca ventisei f federico
ventisei d un uomo che torna a casa
e mi fa le stesse domande delle guardie.
discendenza delle stelle di abram
che quasi non ha confine che la riconosca
anche lui mi chiederebbe oggi
perché sono qui
quanto rimango
quali sono i miei nomi;
anche lui più che le stelle
conterebbe spaurito le intenzioni.
III.
(tel aviv)
fuori dall’aeroporto
tel aviv esplode di modernità.
vediamo per la prima volta il muro:
dalla cisgiordania è un colle a vista,
una cascata di terra lo ricopre
dalla parte detta buona.
questo cemento non difende, rinchiude:
che la gente non si senta
troppo separata, né troppo sola.
IV.
(jenìn)
…
…
…
…
quattro righe bianche
per il campo di jenìn
brullo di uomini e tende:
ci trapassa gli occhi
col suo cartello a indicare il niente,
col suo spazio di vista d’autostrada
che erano uomini e figli
animali e terre.
***
Note:
I.
(interrogatorio)
Un viaggio in Israele prevede, ancora in terra italiana, una chiacchierata col servizio di sicurezza della meta. Le domande fioccano per ognuno di noi all’incirca tutte uguali. E’ il Mossad, ma scordatevi Munich di Spielberg. Ad un certo punto sembra un quiz di quelli a cui non crede nessuno.
II.
(compagni di viaggio)
Alla partenza girava voce che tra i passeggeri dell’aereo, di bandiera israeliana, ci fossero uno o più agenti in borghese. Il signore accanto a me, dai modi gentili quanto indagatori, ne aveva tutta la parvenza. Quante frottole gli ho racconto su di me e sul resto del gruppo. Pellegrino. In crisi esistenziale. Tra pellegrini anch’essi in ricerca. Che continueranno il loro cammino spirituale anche dopo il viaggio. Sono il re dei quaquaraqua, altroché.
IV.
(jenìn)
In arabo Jenìn significa paradiso. Ovviamente di paradiso oggi da quelle parti c’è poco. Il massacro del 2002, con ventitre israeliani e cinquanta palestinesi ammazzati, cerca e cercherà chissà ancora per quanto una verità storica. Cinquanta, del resto, è numero perfetto per le agenzie di stampa. E si sa che i numeri possono cambiare, e di molto, la visione delle cose.